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sparo solo stronzate

Voce dallo scantinato

OK, basta così, ho necessità di scrivere qualcosa, di dire la mia a qualcuno, di gettare parole al vento anche solo per il bisogno di farle uscire dalla mia testa, visto che è da una vita, oltre due anni, che non esterno in questo modo pensieri sul mio cesso di blog. C’è rischio che i pensieri facciano la muffa e che dentro il cranio mi si formino cattivi odori e siccome A ME non piace vivere nella monnezza, eccomi di nuovo qui, senza niente di davvero concreto da dire, ma che dirò ugualmente, a costo di parlare per righe intere del nulla e del cazzo che vi frega.

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A cascata continua

Il calendario segna il 27 marzo e io con altri 4 compagni di viaggio siamo d’accordo di andare ad assistere alla laurea di DoS.

Tutti di Pescara e dintorni, ma la location è a L’Aquila quindi ci attendono un paio di orette di viaggio in auto.
Io mi alzo di buon’ora per poter agevolmente fare colazione e prepararmi senza dovermi scapicollare. Preparo una tazza di latte caldo e l’accompagno con i Cheerios, che sono l’unica scelta possibile dato che altro da mangiare non c’è, ben consapevole che il miele su di me ha lo stesso effetto della soda caustica nello scarico di un lavandino.

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Non è niente di grave

Da circa un’ora è il 6 di Gennaio, l’ultimo giorno di queste orrende festività natalizie, le peggiori da che ho memoria. Passate queste due settimane ho come la sensazione di aver sprecato tutto il tempo avuto a disposizione, o quasi, tra letto e PC. Poche occasioni? Pochi stimoli? Poca voglia forse. L’unica coclusione a cui sono arrivato è che a me sono proprio le vacanze a mettere di cattivo umore; tutti i tipi di vacanze, anche i weekend.

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Il Calcio ai coglioni

Ogni volta, OGNI VOLTA che per puro sbaglio mi ritrovo a guardare una partita di calcio in TV vedo giocatori prendersi cartellini gialli o rossi agitandosi e gesticolando scompostamente all’arbitro le proprie motivazioni e giustificazioni.

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In mind #1

Parcheggiai il furgoncino nei pressi di un benzinaio sperduto chissà dove e in quale città, il cielo era abbastanza uggioso ma non sembrava dovesse piovere e mi scappava da pisciare in maniera incredibile. Tirai il freno a mano e guardai Sabry che aveva un’aria strana e un colorito paonazzo in volto.
“Torno subito, il tempo di andare al cesso.” Lei mi guardò con uno sguardo supplicante “Fai presto, non mi sento tanto bene, mi fa male lo stomaco”, per tutta risposta le chiusi praticamente lo sportello del veicolo in faccia dicendole, una volta fuori “com’è che ti sei ammalata tutt’a un tratto? Prima stavi bene! Comunque faccio subito”.

Mi diressi all’interno del locale, popolato da gente strana, camionisti, surfisti, ubriaconi e ragazzi che giocavano al biliardino. Il tizio dietro al bancone mi vide entrare ed alzò lo sguardo. “Mi scusi dov’è il bagno?” chiesi, “Lì sulla destra” mi rispose facendo un cenno con la testa.

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