stuz

sparo solo stronzate

“Il nu metal è morto? Lo spero…”

La risposta secca di Chester Bennington a questa domanda, fattagli durante una recentissima chat sul sito di LPUnderground, è una bella doccia fredda per chiunque si aspettasse che un bel giorno Mike e soci sarebbero tornati a cavalcare l’onda del famigerato Nu-metal. La band getta praticamente al vento tutto (beh, quasi) quello per cui i Linkin Park sono conosciuti ed amati in tutto il mondo da milioni e milioni di (ex) adolescenti e non (anche se, a dirla tutta, è da un bel pò che stanno cercando di farcelo capire. È solo che nessuno li vuole ascoltare).
Comunque con questo post non starò a raccontarvi tutta la storia dei Linkin Park, del genere che hanno abbracciato a inizio millennio e di come e perchè sono diventati quello che sono, la mia vuole essere solo un’analisi dell’indignazione che la maggioranza dei fan della band prova quando si tira in ballo la differenza tra periodo di svolta e il passato che mai più, presumibilmente, verrà riproposto…

Cosa caratterizza un fan dei Linkin Park? Diciamo in larga parte il fatto che sia o sia stato adolescente, che attraversi una fase in cui la vita inizia a mostrare i primi problemi, forse troppi ed ecco che la frustrazione, la tristezza, la rabbia e le prime delusioni iniziano ad affiorare. Normalmente la musica funge da perfetta valvola di sfogo, in particolar modo se i temi trattati sono i medesimi nei quali l’adolescente si riconosce. I primi Linkin Park trattavano principalmente di questi temi dato che erano loro stessi protagonisti dei loro testi. Forse all’epoca non lo sapevano ma avevano in mano la ricetta del successo mediatico: l’ibrida teoria; miscelare testi ad alto contenuto emozionale con la rabbia e la potenza delle chitarre distorte per creare la quint’essenza dell’adolescente sensibile ma arrabbiato con il mondo e che può in questo modo sfogare i torti che la vita così crudelmente elargisce.
Passa il tempo, la fanbase si allarga e con essa anche la fama, la quale apre le porte del metal a moltissimi giovani che hanno così modo di scoprire e sperimentare sound più cupi, più estremi, più pesanti e i Linkin Park rimangono in alcuni casi, solo un bellissimo ricordo. Le loro canzoni sono diventate per molti un’iconica colonna sonora di un periodo psicologico e musicale e hanno scritto indelebilmente la storia del nu-metal e non solo.

Tutt’a un tratto però qualcosa si rompe!

I Linkin Park rilasciano Minutes to Midnight e niente è più come prima. Dal punto di vista musicale sono d’accordo con chi lo definisce un disco di passaggio, nè carne nè pesce, tuttavia si tratta della loro svolta decisiva. I temi ora sono più adulti e maturi (anche se non trattati al meglio), le urla di rabbia lasciano spazio al dialogo, le melodie si fanno più dolci e ricercate e le chitarre distorte lasciano il passo a molta più elettronica (che è risaputo essere l’acerrima nemica del metal, pauraaaa).
I Linkin Park sono cresciuti, da adolescenti incazzati ed incazzosi sono diventati padri di famiglia, il loro modo di vedere la vita è stato completamente stravolto, così come quello di fare musica.
Ma il pubblico si spacca in due. Era stato talmente abituato a quelle sonorità che ora vedere il gruppo sotto questa nuova luce lo fa sentire in qualche modo tradito dalla prima (o una delle prime) band che l’abbia introdotto al mondo del metal.
Il problema però non è il metal o i LP. Il problema è l’egoismo della gente troppo attaccata alle tradizioni, che ama una cosa fintanto che rimane sempre uguale, che è poco incline ai cambiamenti e, anzi, gli fanno paura.
Alla base della musica ci sono persone e come tali hanno tutto il diritto di fare quello che si sentono senza rendere conto a nessuno. Del resto vorrei vedere come reagirebbero quegli stessi fan che criticano le loro scelte se venissero costretti a fare qualcosa che non vogliono fare, solo per la contentezza di una fetta di seguaci. Si può criticare il risultato, certo, io stesso sono il primo a dire se una loro canzone è pretenziosa o musicalmente scialba, quelle che non possono e non devono essere criticate sono le MOTIVAZIONI che li hanno spinti a fare quello che hanno fatto, anche se puntualmente queste ultime sono quelle che più di frequente vengono tirate in ballo. Ogni volta che se ne parla vedo tutti quanti che si immolano a portatori dell’unica ed insindacabile verità delle cose accusandoli di essere diventati troppo commerciali e che oramai suonano solo per soldi, oppure che dovrebbero suonare secondo come loro dicono che sarebbe meglio fare (comportamento tipico del quindicenne metallaro ignorante, tralaltro). Addirittura qualcuno li incita a sciogliersi e li paragona alla musica house da discoteca, lasciamo perdere…

Credo che in fondo i LP facciano quello che fanno in modo così smaccatamente ‘menefreghista’ proprio perchè secondo me hanno capito che qualsiasi cosa facciano verranno comunque criticati. Quindi se devono fare qualcosa, tanto vale che sia come dicono loro. Basta ascoltare una qualsiasi delle passate interviste per scovare spesso delle frasi come di “sfida” verso la loro vecchia fanbase, della serie: “Non ti piace più come suoniamo? Ci sono i vecchi dischi, altrimenti ascolta qualcos’altro!”. È un pò una maledizione essere parte dei Linkin Park, è come essere vittima di quello che si è creato e del quale si cerca disperatamente di liberarsi.

Sapete una cosa? Fanculo il nu-metal! Chester ha ragione. Una volta ero come voi e forse un pò lo sono ancora. Ho amato ed amo tutt’ora il sound pesante (sia dei LP che in generale) e probabilmente è quello che tutt’ora prediligo maggiormente, ma essendo cresciuto quasi di pari passo assieme a loro, assieme a loro ho anche imparato ad apprezzare tantissimi altri generi musicali, spesso e volentieri grazie ai loro lavori. Se quindi i LP mi hanno aperto le porte del metal è altrettanto vero che hanno contribuito ad aprire anche una seconda porta, quella di “tutto il resto” e se non ci fate un salto non potete immaginare che cosa c’è dietro.

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