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sparo solo stronzate

Al cinema con Papà

Martedì scorso è successa una cosa che oramai avevo dato per persa, sulla quale mi ero rassegnato ma che invece è successa: SONO RIUSCITO A PORTARE IL MIO VECCHIO A VEDERE UN FILM AL CINEMA.

Eh si. Per molti di voi potrà sembrare una cosa incredibile, eppure fino ad oggi non avevo mai sperimentato la cosa. Infatti l’ultimo film che mio padre vide al cinema, stando a fonti familiari piuttosto attendibili, sarebbe stato nientemeno che Beverly Hills Cop 2. Si parla quindi dell’anno della mia nascita (mavvaffanculo, che tempismo per smettere di andare al cinema!). Fino a prima di martedì ero cresciuto con la convinzione che mai sarei riuscito a convincerlo a tornare al cinema, del resto per tutta l’infanzia ci sono sempre andato con mia madre. E invece poi…

continua

Quando la mollica diventa la pagnotta

{jumi [*14]}Io non lo so.

Festival del Cinema di Venezia 2011, ventidue film in concorso, trentadue film fuori concorso, schiera di attori fighi abbestia da tutto il mondo e l’unica cosa di cui i nostri telegiornali grondanti-feci sono in grado di parlare è un maledetto documentario sulla fottuta vita di Vasco Rossi. continua

Cultura fuori mercato

{jumi [*14]}Mi piacerebbe entrare nelle teste dei figoni di Euronics per capire con che criterio stabiliscono i prezzi dei DVD, CD musicali, e videogiochi. Non tutti gli Euronics, chiariamoci, solo quelli che stanno infognati nei centri commerciali a Pescara, ma probabilmente non saranno gli unici. continua

McDonald’s, the same old story

Potrei quasi scrivere un maledetto romanzo sui luoghi comuni ai quali si assiste quando si va a mangiare al McDonald’s.
Sembra di partecipare ad eventi scriptati, che vanno in loop ogniqualvolta metti piede in un Fast Food, manco se questo fosse stato programmato dall’architetto di Matrix…

Ad esempio, è SCONTATO che la cassa in cui fai la fila tu è sicuramente la più lenta.
E’ una legge astronomica, quasi matematica, un dato di fatto per la miseria!
A quel punto le cose da fare sono due:
1) La prima, la più adottata, è quella di cambiare fila, velocizzando a dismisura quella in cui eri prima e iniziando a pentirti della tua scelta.
2) La seconda è quella di rimanere in attesa che gli altri adottino la prima scelta (molto raro).
Ma il problema, quando sei al McDonald’s è che non ci sono gli ALTRI, ci sei solo TU con la tua maledetta sfiga è l’impossibilità fisica e spirituale di stabilire qualse sia la fila più veloce.

Altro luogo comune: il dispenser dei gelati o è guasto oppure si guasterà nel corso della giornata. Non che mi freghi molto in verità, quei gelati fanno schifo, ma si ricollega perfettamente con la prima teoria, poichè le persone in fila prima di te rimangono completamente spiazzate da questo evento e quindi stanno lì ferme come ebeti per interminabili secondi a cercare di pensare in fretta con cosa rimpiazzare il dannato McFlurry, facendo perdere tempo e pazienza preziosi.

Poi, quando è il tuo turno di ordinare inizi a cadere in preda al panico per paura di sbagliare a dire qualcosa e che di conseguenza la…cameriera? Hostess? Servitrice? Boh..che la poveraccia dietro al bancone sbagli qualcosa e che quindi rallenti ancora di più la fila, con conseguente scazzatura della gente dietro di te. Quindi arrivi dinnanzi al bancone e inizi a farfugliare qualcosa a casaccio perchè ti sei già scordato tutto quello che fino a quel momento eri stato a ripeterti mentalmente per paura di sbagliare e che eri sicuro di poter ripetere senza problemi a voce:

Ummecmenucrispimecbeconmèdio con cocacolazzèro, poi ummecmenumecroialdelàcs medio con fanta e patatine vertìgo, ummenucikemmecnàgghets grande con spràit.

Inoltre andando al McDonald’s trovate sempre il simpaticone di turno che tira fuori le solite battute del tipo: “Chissà di quale animale sarà questo hamburger, forse di topo. Ahahah”, oppure “In pubblicità i panini sembrano molto più belli, grandi e farciti.” Ah si? Beh, è senz’altro un concetto PREGNO di ragione, come negarlo? Ma trovami qualcuna che usando l’Oil of Olaz sia diventata una topa come Milla Jovovich.

Altri luoghi comuni più o meno frequenti sono i seguenti:

  • Di media si sceglie cosa ordinare solo da metà della fila in poi, mai prima;
  • Quando si è in gruppo il tuo panino è sempre l’unico per cui dovrai aspettare altri 5-10 minuti, perchè sono finiti e ne stanno preparando altri;
  • Almeno una delle persone in fila davanti a te, deve ordinare roba per altre 10 persone, tra amici o parenti;
  • Almeno una delle persone in fila davanti o dietro di te è obesa.

Insomma alla fine, dopo aver girovagato tra i tavoli, in cerca di un posto libero, possibilmente lontano da mocciosi con le pustole e le maghliette sudicie d’unto, arrivi al tavolo e, addentando il tuo prezioso Big Mac ti chiedi a quel punto quale cazzo sia il motivo per cui l’hanno chiamato “fast food” se dal momento del tuo arrivo nel locale al tuo primo morso al panino è passata già mezz’ora, cazzo!

 

Invito chiunque legga questo post a smentire o confermare le tesi ivi illustrate, per vedere se sono solo io che le vivo, oppure se è una cosa comune.

“Io non lavoro per i cartoni!”

Mi capita di ripensare spesso a quando da piccolo guardavo e riguardavo lo stesso film/cartone animato decine e decine di volte, senza stancarmi mai. Alcuni esempi? Il re leone, Jurassic Park, Bugiardo Bugiardo, The Mask, Canto di Natale di Topolino e una miriade di altre videocassette e titoli che ora non mi vengono in mente.

Li riguardavo anche una volta al giorno e i miei mi dicevano sempre: “Ma quante volte lo rivedi? Ma non ti stanchi mai? Cambia ogni tanto.”
Allora mi sembrava assurda una cosa del genere, io non mi stancavo mai di rivedere un film che mi piaceva, ricordo che ridevo ogni volta come uno scemo alle stesse battute ripetute fino allo sfinimento, talvolta anche rivedendole con il Rewind. Tutto ciò è pazzesco, sono passati solo pochi anni da allora e già tutto è diverso.

La cosa buffa è ripensare a questa cosa con il senno di poi. Insomma, ora un film lo vedo una volta soltanto e se lo rivedo la seconda (terza, quarta) volta è perchè mi piace trascorrere una serata in compagnia del mio vecchio mostrandogli un film che mi è piaciuto o che potrebbe piacere a lui, oppure tra amici, non so, ma a parte questo…

Ora vedo i film con un occhio molto più critico rispetto a 10 anni fa ma ripenso spesso a quei film che da bambino mi avevano rapito e che solo oggi mi rendo conto di quanto siano magari scialbi, brutti o stupidi. Oppure l’esatto opposto, solo adesso riesco a carpire certi aspetti che ai bambini solitamente sfuggono e che rendono un capolavoro quello che è. Mi riferisco in particolar modo alla trama, ai dettagli che fanno di un film un’opera avvinciente e che da bambino solitamente non si riescono a cogliere.
Un esempio che mi viene sempre in mente quando penso a tutto ciò è rappresentato senza ombra di dubbio dal film “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. Film stupendo, storico, divertente, innovativo ed originale certo…ma da piccolo vi si distingue una sola cosa: ci sono i cartoni animati.
Della trama non è che all’epoca ci capissi molto. E’ stato solo dopo qualche anno che, rivedendolo, mi sono reso conto di alcune finezze, di alcuni dialoghi particolari, che per un adulto sembreranno scontati. Nel caso specifico la storia del contratto, del testamento, degli omicidi e la caratterizzazione dei personaggi, le citazioni da altri film, la fotografia, le inquadrature, i tocchi di stile…chi diavolo ci faceva caso a 10 anni? Eppure il film piaceva un sacco lo stesso, non notavi alcun difetto, ti bastava che ti divertisse e ti dispiaceva quando arrivavano i titoli di coda, quelle brutte scritte che scorrevano verso l’alto e che ti apprestavi ad ignorare.

Oggi è tutto diverso, alcuni film ti sembrano stupidi solo perchè sono per bambini ed altri ancora sono stupidi anche per gli adulti, in alcuni continui a non capirne il senso anche se in maniera differente; non rimani affascinato, non rimani intrigato, pensi solo a quanto il film faccia schifo o a quanto sia noioso. Gli impegni della vita quotidiana ti impongono di pensare ad altro e diventa tutto così sfuggevole, un film non lo vedi più come un sogno, ma come mera opera fantastica o di cronaca odierna.
Quindi se crescendo riusciamo a capire ogni dettaglio, a giudicare un film nella sua interezza, va da sè che con l’esperienza aumentano anche le aspettative e con esse anche le delusioni, e ogni tanto, di fronte all'”ennesimo-stupido-film” torniamo a pensare “Dio, i film che vedevo da ragazzo, quelli sì che erano bei film…” senza renderci conto che non è il cinema ad essere cambiato, ma siamo noi stessi.

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