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sparo solo stronzate

Gli indottrinati e i detrattori

{jumi [*14]}E insomma I Linkin Park ce l'hanno fatta.

Hanno creato uno stile talmente personale e paradossale che oramai nessuno sa più che cazzo pensare quando ne parla.
Questa non sarà una recensione sul loro ultimo lavoro, non ho voglia di scriverla e comunque a giudicare da quanto si legge su internet non servirebbe a niente parlarne in quanto non aiuterebbe nessuno a farsi un'idea precisa. Vi dico solo che il disco mi è piaciuto.
Ma aldilà di quello che posso pensare io, si leggono recensioni talmente discordanti e talmente piene di stronzate che personalmente faccio fatica a capire come sia possibile che l'autore abbia avuto la facoltà di scriverle.

A sentirli sono tutti esperti di musica eppure sparano talmente tante cappelle che neppure il Papa. Può starci che un disco non piaccia, ma perché giustificarsi scrivendo cose di cui non si sa un cazzo? Ad esempio, perchè sparare a zero sul cambio di stile se non sai quali sono le motivazioni, le convinzioni e le necessità della band?

L'apice si sta toccando questi giorni, con il loro ultimo lavoro, Living Things, che a detta di Mike Shinoda in persona avrebbe ri-abbracciato il loro vecchio stile, adattandolo però a quello delle ultime opere.
Apriti cielo! La gente è andata completamente in blue screen. Adesso non sa più quale etichetta affidargli, totale paranoia.
Recensori che non accettano il fatto che una band possa cambiare il proprio stile così tanto nel corso della propria carriera e vomitano puttanate su cosa l'album non è, piuttosto che su quello che è.
Quello che poi mi fa veramente, ma davvero diarreare vomito, ma che proprio non riesco più a soffrire è il continuo riferimento alle glorie del passato, per dio.
Sono passati quasi 15 anni! Ancora a farvi le seghe con queste cazzate? Sono più gli album diversi da Hybrid Theory e Meteora che Hybrid Theory e Meteora stessi. Sono 3/5 di carriera che oramai non sono più come agli esordi. Mi immagino che nel 2060, quando avranno composto il loro 32° album, la gente ancora parlerà stronzeggiando cose del tipo "eh però i primi due dischi erano tutta un'altra cosa". Sì. Trenta dischi fa, dannati rottinculo!

Il rovescio della medaglia invece è rappresentato dai fan, pronti a vomitare arcobaleni ad ogni dichiarazione di uno qualsiasi dei componenti della band, che oramai quando parlano di una loro imminente opera lo fanno come lo farebbe una di quelle citazioni su commissione delle riviste che parlano di film, di quelle che vengono stampate sulla locandina per attirare la gente fessa, roba del tipo "la più grande ed emozionante storia mai realizzata" -Movies.
Quanto detto dalla band diventa immediatamente Bibbia e viene metabolizzata dai più dementi come legge alla quale sottostare e sulla quale basare tutti i pensieri futuri, e più nessuno è in grado di vedere le cose come stanno.

Sempre più spesso mi capita di leggere roba del tipo: "ai primi quindici ascolti non mi ha convinto, ma sono sicuro che riascoltandolo ancora lo apprezzerò di più".
Ancora? Ma cos'è diventato un disco dei Linkin Park? Un autolavaggio del cervello? Non è più musica, è il marketing che vince. Perché uno dovrebbe arrivare a mentire a se stesso per farsi piacere una cosa che evidentemente non gli va giù? È una cosa oscena, è denigrante, mi fa schifo che si sia arrivati a questo, eppure è in continua de-evoluzione.

In questa cazzo di era digitale, si è arrivati al punto di non avere la decenza di essere obiettivi e di descrivere una cosa come blanda, riuscita solo a metà, un'opera che non stupisce particolarmente ma che non faccia neppure schifo. Adesso una cosa o è la merda o è il capolavoro.
I Linkin Park hanno la fortuna/sfortuna di avere dei fans che sono un misto tra indottrinati e discepoli e, dall'altra parte, i peggiori detrattori che bocciano qualunque cosa loro facciano.
Quindi Elettronica? Nu-Metal? Rock? Ambient? VA BENE TUTTO. Eppure sembra sempre che non vada mai bene un cazzo a nessuno.

Sta diventando frustrante ed insopportabile e la colpa è pure loro. Dovrebbero fare più musica e meno interviste, sarebbe meglio per tutti.

Così come sarebbe meglio per tutti che una volta tanto qualcuno parlasse con cognizione di causa, altrimenti andatevela a scrivere voi la musica dei Linkin Park, così magari la merda sarà sicuramente merda ma almeno sarà come la volete voi.

“Il nu metal è morto? Lo spero…”

La risposta secca di Chester Bennington a questa domanda, fattagli durante una recentissima chat sul sito di LPUnderground, è una bella doccia fredda per chiunque si aspettasse che un bel giorno Mike e soci sarebbero tornati a cavalcare l'onda del famigerato Nu-metal. La band getta praticamente al vento tutto (beh, quasi) quello per cui i Linkin Park sono conosciuti ed amati in tutto il mondo da milioni e milioni di (ex) adolescenti e non (anche se, a dirla tutta, è da un bel pò che stanno cercando di farcelo capire. È solo che nessuno li vuole ascoltare).
Comunque con questo post non starò a raccontarvi tutta la storia dei Linkin Park, del genere che hanno abbracciato a inizio millennio e di come e perchè sono diventati quello che sono, la mia vuole essere solo un'analisi dell'indignazione che la maggioranza dei fan della band prova quando si tira in ballo la differenza tra periodo di svolta e il passato che mai più, presumibilmente, verrà riproposto…

Cosa caratterizza un fan dei Linkin Park? Diciamo in larga parte il fatto che sia o sia stato adolescente, che attraversi una fase in cui la vita inizia a mostrare i primi problemi, forse troppi ed ecco che la frustrazione, la tristezza, la rabbia e le prime delusioni iniziano ad affiorare. Normalmente la musica funge da perfetta valvola di sfogo, in particolar modo se i temi trattati sono i medesimi nei quali l'adolescente si riconosce. I primi Linkin Park trattavano principalmente di questi temi dato che erano loro stessi protagonisti dei loro testi. Forse all'epoca non lo sapevano ma avevano in mano la ricetta del successo mediatico: l'ibrida teoria; miscelare testi ad alto contenuto emozionale con la rabbia e la potenza delle chitarre distorte per creare la quint'essenza dell'adolescente sensibile ma arrabbiato con il mondo e che può in questo modo sfogare i torti che la vita così crudelmente elargisce.
Passa il tempo, la fanbase si allarga e con essa anche la fama, la quale apre le porte del metal a moltissimi giovani che hanno così modo di scoprire e sperimentare sound più cupi, più estremi, più pesanti e i Linkin Park rimangono in alcuni casi, solo un bellissimo ricordo. Le loro canzoni sono diventate per molti un'iconica colonna sonora di un periodo psicologico e musicale e hanno scritto indelebilmente la storia del nu-metal e non solo.

Tutt'a un tratto però qualcosa si rompe!

I Linkin Park rilasciano Minutes to Midnight e niente è più come prima. Dal punto di vista musicale sono d'accordo con chi lo definisce un disco di passaggio, nè carne nè pesce, tuttavia si tratta della loro svolta decisiva. I temi ora sono più adulti e maturi (anche se non trattati al meglio), le urla di rabbia lasciano spazio al dialogo, le melodie si fanno più dolci e ricercate e le chitarre distorte lasciano il passo a molta più elettronica (che è risaputo essere l'acerrima nemica del metal, pauraaaa).
I Linkin Park sono cresciuti, da adolescenti incazzati ed incazzosi sono diventati padri di famiglia, il loro modo di vedere la vita è stato completamente stravolto, così come quello di fare musica.
Ma il pubblico si spacca in due. Era stato talmente abituato a quelle sonorità che ora vedere il gruppo sotto questa nuova luce lo fa sentire in qualche modo tradito dalla prima (o una delle prime) band che l'abbia introdotto al mondo del metal.
Il problema però non è il metal o i LP. Il problema è l'egoismo della gente troppo attaccata alle tradizioni, che ama una cosa fintanto che rimane sempre uguale, che è poco incline ai cambiamenti e, anzi, gli fanno paura.
Alla base della musica ci sono persone e come tali hanno tutto il diritto di fare quello che si sentono senza rendere conto a nessuno. Del resto vorrei vedere come reagirebbero quegli stessi fan che criticano le loro scelte se venissero costretti a fare qualcosa che non vogliono fare, solo per la contentezza di una fetta di seguaci. Si può criticare il risultato, certo, io stesso sono il primo a dire se una loro canzone è pretenziosa o musicalmente scialba, quelle che non possono e non devono essere criticate sono le MOTIVAZIONI che li hanno spinti a fare quello che hanno fatto, anche se puntualmente queste ultime sono quelle che più di frequente vengono tirate in ballo. Ogni volta che se ne parla vedo tutti quanti che si immolano a portatori dell'unica ed insindacabile verità delle cose accusandoli di essere diventati troppo commerciali e che oramai suonano solo per soldi, oppure che dovrebbero suonare secondo come loro dicono che sarebbe meglio fare (comportamento tipico del quindicenne metallaro ignorante, tralaltro). Addirittura qualcuno li incita a sciogliersi e li paragona alla musica house da discoteca, lasciamo perdere…

Credo che in fondo i LP facciano quello che fanno in modo così smaccatamente 'menefreghista' proprio perchè secondo me hanno capito che qualsiasi cosa facciano verranno comunque criticati. Quindi se devono fare qualcosa, tanto vale che sia come dicono loro. Basta ascoltare una qualsiasi delle passate interviste per scovare spesso delle frasi come di "sfida" verso la loro vecchia fanbase, della serie: "Non ti piace più come suoniamo? Ci sono i vecchi dischi, altrimenti ascolta qualcos'altro!". È un pò una maledizione essere parte dei Linkin Park, è come essere vittima di quello che si è creato e del quale si cerca disperatamente di liberarsi.

Sapete una cosa? Fanculo il nu-metal! Chester ha ragione. Una volta ero come voi e forse un pò lo sono ancora. Ho amato ed amo tutt'ora il sound pesante (sia dei LP che in generale) e probabilmente è quello che tutt'ora prediligo maggiormente, ma essendo cresciuto quasi di pari passo assieme a loro, assieme a loro ho anche imparato ad apprezzare tantissimi altri generi musicali, spesso e volentieri grazie ai loro lavori. Se quindi i LP mi hanno aperto le porte del metal è altrettanto vero che hanno contribuito ad aprire anche una seconda porta, quella di "tutto il resto" e se non ci fate un salto non potete immaginare che cosa c'è dietro.

Cultura fuori mercato

{jumi [*14]}Mi piacerebbe entrare nelle teste dei figoni di Euronics per capire con che criterio stabiliscono i prezzi dei DVD, CD musicali, e videogiochi. Non tutti gli Euronics, chiariamoci, solo quelli che stanno infognati nei centri commerciali a Pescara, ma probabilmente non saranno gli unici.

Sicuramente c'è qualcosa che non va!

Ad esempio, oggi come oggi non è più possibile trovare un DVD, per quanto limitata possa essere l'edizione, a venti Euro! Non è più concepibile. Solo la Disney mantiene ancora questi prezzi per le edizioni speciali, ma quando una cosa simile la vedi sul film "Quant'è bona quant'è bella la lasagna con Nutella" (esempio) si capisce bene che a qualcuno ha dato di volta il cervello!
Danno l'impressione che non gliene freghi un cazzo, già da quando entri che trovi qualsiasi cosa che contenga uno o due dischi, relegata in fondo al negozio, su due scaffaletti polverosi; e quello che ci si trova sopra è ancora più vergognoso: giochi di 10 anni fa con ancora il prezzo di release (uguale o superiore a 40€), DVD dell'anteguerra a 18.90€ e una misera, schifosa penuria di CD musicali che riuniscono unicamente il meglio ed il peggio della musica italiana, unitamente a qualche sparuto e vetusto CD internazionale ed ovviamente il tutto non sotto i 17€ l'uno.

Poi mi fanno collassare dalle risate (sarcastico, in realtà provo disprezzo ed indignazione) quando 'organizzano' i cestoni dei titoli scontati (che altro non è che puro e semplice smaltimento rifiuti) scrivendo "Tutti i prodotti a metà prezzo alla cassa", buttandoci tutti i titolacci scadenti che secondo loro costerebbero non meno di 16€ attaccandoci un bollino arancione con sopra un cazzo di PUNTINO [ • ] di pennarello nero! Cioè, oltre a non controllare se il prezzo è fuori mercato non hanno neppure la voglia di scontare i prezzi sui bollini, schiaffano solo un puntino di merda sulla confezione e il gioco è fatto! Inoltre sembrano quasi orgogliosi di mostrare il prezzo orginale, come per dire: "Hai visto quanto costava prima? Che cazzo aspetti a comprartelo ora che è a metà prezzo?", prezzo che poi rimane comunque superiore di un buon 100% rispetto a quelli non scontati di un qualsiasi altro negozio serio (ma non facciamoglielo notare). Per loro quella è l'offerta frega-popolo del secolo!

Datevi una svegliata maledetti finocchi! Se non riuscite a vendere i supporti tagliate i prezzi fino all'inverosimile, svendeteli o non vendeteli più, così rimanendo fate solo delle magre, magrissime figuracce.

Ho parlato di Euronics ma il discorso è ovviamente rivolto a tutti gli altri innumerevoli furboni.

Deconstruction – Devin Townsend Project

Se all'inferno ci fosse il circo, probabilmente ciò che lo descriverebbe nel migliore dei modi sarebbe il sound di questo disco. Folle, pirotecnico, eccentrico, spettacolare, con Devin Townsend come vero ed unico mattatore della serata a presentare ed eseguire i vari numeri.
Eppure ci aveva avvisati: Deconstruction avrebbe racchiuso al suo interno la musica più pesante da lui mai scritta. Ed a ragion veduta devo dirvi che non stava affatto scherzando.
Cosa succederebbe se una delle menti più geniali del metal odierno chiamasse a raccolta una schiera di personalità come Mikael Akerfeldt (Opeth), Ihsahn (ex Emperor), Joe Duplantier (Gojira) e Fredrik Thordenal (Meshuggah), tanto per citarne alcuni, per prendere parte all'ultima sua creazione?
Molto probabilmente verrebbe fuori un album come Deconstruction: una mistura killer di brani spaccaossa da 300bpm, una scarica di energia mista a devastazione, follia e tanta ironia, la stessa ironia a cui ci ha sempre abituato il polistrumentista canadese.

Ma andiamo con ordine.

I fan degli Strapping Young Lad attendendevano al varco il ritorno del vero Hevy Devy, soprattutto dopo la digressione pop-rock progressive di 'Ki' ed 'Addicted'. Gli ultimi dischi pesanti di Devin risalgono infatti al biennio 2006-2007, anni rispettivamente di Alien (SYL) e Ziltoid The Omniscient (solista).
Questa volta gli scettici, coloro che credevano che Townsend avesse abbandonato per sempre la via del metal pesante, avranno pane per i loro affilati denti.

Si aprono le danze con la traccia "Praise The Lowered", la cui introduzione a base di elettronica sembra essere stata presa di peso direttamente dal non troppo recente Ki. Ma tempo qualche minuto e l'album rivela la sua vera essenza, introducendo pian piano le chitarre distorte in sottofondo, fino a che la caratteristica e graffiante voce di Devin fa da scintilla e ci introduce definitivamente al sound che accompagnerà l'ascoltatore fino alla fine del disco.
Proseguendo con "Stand" è impossibile non tornare con la mente al buon vecchio Ziltoid The Omniscient, le cui sonorità ricordano molto da vicino quelle di Deconstruction, anche se c'è da dire che quest'ultimo svetta sul suo simile in più punti.
Sul lato strumentale, tanto per cominciare, viene abbandonata la drum machine; a fare da protagonista ora c'è una incazzosissima batteria volta ad eseguire il gravoso compito di scandire le complessissime e velocissime basi ritmiche dei lunghi brani della tracklist a suon di doppio pedale, rullante e chi più ne ha più ne metta. Il tutto intrecciandosi con dei riff di chitarra elettrica assolutamente fuori di testa, assoli come se piovessero e taglienti background di tastiere che non fanno rimpiangere i vecchi tempi degli Strapping Young Lad. Come se tutto questo non bastasse, a contornare il tutto si aggiungono di tanto in tanto anche il cantato dei vari special guest dell'album e i cori lirici dell'orchestra filarmonica di Praga che aggiungono un pizzico di epicità in più ai vari brani andando a creare una vera e propria orgia di suoni e voci, un pò caotica di certo, ma dannatamente metodica.
Nel suo piccolo, "Juular" ci da' un esempio di come amalgamare tanta carne al fuoco alternando musica che oserei definire "da film" a stacchi di death metal estremo, il tutto per accompagnarci al centro della mischia, dove incontriamo "Planet of the Apes", in vero un tantino monotona; si lascia ascoltare ma il brano non riesce a spiccare particolarmente e con una durata di oltre 10 minuti corre il rischio di venire presto a noia, nonostante l'elevata tecnica musicale presente.
Poco male però, "Sumeria" è dietro l'angolo con un intero coro di voci maschili al suo seguito che si destreggiano tra un riff di qua ed un ruggito di là, in una canzone dove nessuno strumento viene messo in secondo piano. A staccare tutto interviene, verso la fine, un carillon la cui soave melodia assieme a quella di una chitarra acustica chiude la canzone con un coro di Devin in sottofondo, quasi come un monito, come a voler dire "riprendi fiato, il meglio deve ancora venire e ti voglio bello lucido".
Ed è con questa premessa che si arriva al vero masterpiece del disco, la mastodontica "The Mighty Masturbator", una traccia da ben 16 minuti nella quale infiniti cambi di tempo, vorticosi arpeggi di chitarra accompagnati da taglienti sottofondi di tastiere e un Devin quasi lirico la fanno da padrone. Non troverete in questa canzone delle parti che si ripetono, tutto viene raccontato sequenzialmente come in un film, nel quale si alternano scene di azione a scene drammatiche, il tutto scandito da una tecnica musicale da altro pianeta. Anche l'elettronica trova posto in questa atipica traccia, come se in essa Townsend volesse gettarvi tutta l'esperienza accumulata fino ad oggi per poi concludere con un inaspettato giro di valzer circense che, accompagnato dagli ormai affermati cori lirici, chiude solennemente uno dei pezzi più alti della sua intera carriera.
Ma lo spettacolo non è ancora finito e "Pandemic", la traccia più breve del disco, riparte in quarta dove Sumeria aveva interrotto con batteria e chitarre tiratissime e un Devin scatenato, senza però sapersi distinguere a dovere. Forse la traccia meno riuscita dell'album.
Assolutamente fuori di testa invece "Deconstruction"; l'eccentrica title track fa il suo ingresso con un assolo ed un riff iniziale ai limiti dello schizofrenico, caratterizzando così fin da subito la canzone più folle di tutto il disco, merito anche del delirante testo, e che prosegue la sua strada sui binari già tracciati dai precedenti brani. Memorabile la parte orchestrale con coro di voci liriche, ma quando la follia sembra raggiungere il suo picco massimo ecco che ha inizio un letale assolo di chitarra contornato dai epilettici beat elettronici e una vertiginosa scarica di percussioni. Sembra di assistere al caos più totale, dove Devin si mostra totalmente fuori controllo.
Ed infine il colpo di grazia ("Let's finish this!"). Il disco si chiude in modo tanto caotico quanto brusco con la traccia "Poltergeist" passando in una frazione di secondo dal caos al silenzio più totale, lasciando nell'orecchio (e nel cervello) dell'ascoltatore ancora l'eco ed il ricordo di tutta la devastazione a cui ha assistito inerme per quasi un'ora e un quarto.

Nonostante il sound delle tracce sia sempre lo stesso e ad un primo ascolto le canzoni paiano tutte un pò simili tra loro, si ha sempre costantemente la sensazione che nessun minuto di canzone sia uguale al precedente. Siamo infatti di fronte ad un'opera in cui ogni pezzo ha una struttura completamente atipica rispetto al solito, caratterizzata da parti che non si ripetono quasi mai più di una o due volte, tanto che non si può parlare nemmeno di ritornelli, non ci sono momenti che spiccano sugli altri, ogni sezione è a se stante volta a comporre una vera e propria metal opera.

Siamo di fronte all'album più tecnico dell'intera carriera di Devin Townsend, il che' già basterebbe a giustificarne l'acquisto. Scordatevi le melodie user-friendly di 'Ki' e 'Addicted', dimenticate le sonorità della Devin Townsend Band. Piuttosto prendete Ziltoid, imbottitelo di steroidi, dategli qualche chilo di esplosivo ed una mitragliatrice ed otterrete l'essenza di Deconstruction.
Il gemello eterozigote di questo disco, "Ghost", in uscita lo stesso giorno di Deconstruction, riporterà in primo piano le sonorità semi-ambient tanto care al nostro Devin, per cui qualcuno potrebbe malignamente dire che Deconstruction sia stato un semplice "contentino" per i nostalgici. Non sono d'accordo.
Deconstruction dimostra come Townsend non solo sia ancora in perfetta forma, ma come sia ancora molto legato alle sonorità che l'hanno reso celebre, amato e rispettato da pressochè tutta la scena metal mondiale e non solo. Una personalità musicalmente aperta ed eterogenea alla quale viene concesso di fare tutto quello che vuole (cosa che raramente accade ad un artista senza poi venir giudicato aspramente dai fans, in particolar modo nella scena metal) e alla quale possono venire perdonati i (pochi) passi falsi, perchè ha in fondo questa capacità di saper tirare fuori dal cilindro opere di rara originalità unite a strabilianti doti tecniche, sia vocali che strumentali e senza mai stancare o ripetersi troppo. E in una scena come quella dell'heavy metal, nella quale è facilissimo cadere nel clichè, non è cosa da poco. Anzi.

Non sono famoso, offendo chi mi pare!

Ma il Festivalbar che fine ha fatto?!

Non che ne senta la minima mancanza, per carità, ma sbaglio o nessuno o quasi si è accorto che da qualche anno a questa parte, il festival italiano più fasullo, più inutile e più commerciale dell'anno è sparito senza lasciare traccia?

In realtà una piccola traccia è rimasta: il sito internet, che è un pò uno zombie lasciato a marcire per strada.
com'è giusto che sia, aggiungerei.
Chi sentirebbe mai la mancanza di un festival musicale dove il 90% (solo?) degli artisti che vi partecipano cantano il loro ultimo misero e pidocchioso singolo, per di più in playback, già ampiamente assimilato, imparato e metabolizzato fino alla nausea da chiunque abbia sotto mano una radio o una TV che riesca a ricevere il segnale di MTV?
Chi?!

{jumi [*14]}Io no di certo, per cui spero che non salti in mente a nessuno di ri-organizzarne una nuova edizione, anche perchè sono oltremodo convinto che tutti i fottuti artisti provenienti dai talent show basterebbero matematicamente a tirare su un grandissimo successo mediatico, visto che in questo paese del cazzo la persona media ha una cultura musicale che si colloca a metà strada tra il "nulla" e il "meno infinito".

Come esempio basta dare un'occhiata agli scaffali dei CD musicali nei supermercati. È diventato un cazzo di elenco telefonico. Sembra di guardare la bacheca delle persone scomparse, con tanto di foto segnaletica: Alessandra Amoroso, Loredana Errore, Marco Mengoni, Valerio Scanu, Emma Marrone, Marco Carta, Nathalie, Stefano, Noemi, Annalisa…e che diavolo!

Basta non se ne può più. Facesero quantomeno della musica decente, originale, particolare…potrei anche capire, si discostassero un pò dalla solita formula della melodica e sdolcinata canzonetta all'italiana. Invece non è così e quel tipo musica oramai ha rotto! Fa cacare! Non si può sprecare una carriera, per quanto breve mi auguro possa essere, parlando solo di storie d'amore finite bene o finite male. Ci sono 12 canzoni in un CD, si parla sempre della stessa persona oppure cambia di volta in volta? Nel primo caso, avete rotto i coglioni, nel secondo siete delle gran puttane, vedete voi. In qualsiasi caso fate schifo.
Per non parlare delle basi musicali, complesse e profonde come un MIDI da tastiera Bontempi. Un pò più di risalto ai musicisti una volta tanto, no? Possibile che se guardo alla musica italiana mi vengono in mente solo cantanti? E dire che di certo non siamo sprovvisti di musicisti fenomenali.

Quindi sapete che vi dico? Se ascoltate questa musica siete degli ignoranti pezzi di merda!

Avanti.

Rammarico

Ho ripreso in mano il pianoforte digitale dopo molto tempo, l'ho ripreso in mano per il tempo necessario a farmi capire perchè l'avevo abbandonato.

Suonare non fa per me, potrei farlo controvoglia per volere di qualcun altro, per obbligo o per cazzeggio in solitaria, ma in generale non mi sentirei mai di dire che è una cosa che mi piace fare, e se penso di aver impiegato anni e anni della mia vita a studiare qualcosa che non ha portato da nessuna parte, se non al lento declino di quel qualcosa stesso, mi viene una rabbia e un rammarico incredibile.

Ricordo le prime lezioni che presi alla scuola media, durante dei corsi pomeridiani che organizzarono. Era tutto nuovo, tutto così particolare. Col tempo, col crescere e col cambio di gusti mi sono accorto che quello che facevo lo facevo solo per inerzia, non c'era passione, non c'era voglia, non c'era un motivo che fosse uno per continuare a spendere soldi per studiare, se non per far contenti genitori e parenti vari, e fargli dire: "Ah, sa suonare il pianoforte".
Ma a me di suonare il pianoforte importava sempre meno e tutto questo menefreghismo ha sempre contraddistinto delle lacune nel mio modo di suonare, non dedicandomici appieno. Non sono mai stato capace di leggere uno spartito e suonare così dal nulla, ma neppure minimamente. A poco niente sono servite dunque anche le lezioni di solfeggio, nelle quali sono nate anche amicizie. Ma alla fine? Cosa è rimasto di tutto quanto? Niente. Nulla

Non so neppure il perchè continui a tenere le due tastiere a casa, perchè non voglia rivenderle a qualcuno che ne potrebbe fare un uso sicuramente migliore di me. Ma forse è solo per dare un senso a tutto questo tempo BUTTATO, per ricordarmi il motivo per cui in quei periodi mi sbattevo una manciata di ore a settimana per studiare, che erano poche, troppo poche per dei risultati concreti.

Anni fa non avrei mai pensato che un giorno avrei rinnegato i miei studi, ma recenti avvenimenti mi hanno fatto pensare a questa cosa. Suonare mi fa odiare la musica, me la fa vedere come un qualcosa di inarrivabile, un qualcosa che anche se un giorno volessi esprimermi tramite essa non potrei perchè troppo difficile, troppo frustrante (e di pazienza come molti di quelli che mi conoscono sapranno, non ne ho poi molta). Di tempo e voglia per imparare non ne ho ora come ora, quindi sapere di aver dedicato così tanto tempo a una cosa che, mi avrà anche aiutato a crescere in un certo qual modo, e sicuramente sul lato culturale, ma che è andato via via svanendo nel nulla lasciandomi dietro solo cotanto rammarico e la consapevolezza che molto probabilmente non sarà mai più recuperabile, mi mette davvero molta tristezza.

Rimango così solo ascoltatore, spettatore di qualcosa che posso solo guardare dal finestrino, col giudizio di uno che sa cosa c'è dietro perchè è riuscito a sfiorarlo, ma che non conoscerà mai la soddisfazione di potergli dare vita.

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