stuz

sparo solo stronzate

Crabunchi

Periodaccio questo, tra scheda madre fusa e portatile anche lui sulla via dello scioglimento.
Linkin Park, Linkin Park Italia e magliette da stampare, Transformers, Lipton Ice Tea, Johnson & Johnson’s, raduni da organizzare e concerti a cui assistere: mi sta andando in pappa l’ultima porzione buona di cervello che mi era rimasta, per Giuda! Ci mancava solo ustionarsi 3/4 di pelle per chiudere correttamente il cerchio! Ho infatti appena finito di scartavetrarmi gli ultimi lembi di pelle morta dalla fronte, dalla panza e dalla schiena dopo l’insolazione presa al mare domenica scorsa; due giorni con la pelle in fiamme, Dio buono… Va be’ diciamo che me la sono cercata.
Fortuna che presto tutto volgerà a termine, mi prenderò le ferie da qualsiasi attività cerebrale e rimarrò in stand-by come un Furby™ a ricaricare le pile!

Ad ogni modo volevo parlare quest’oggi di un paio di dubbi che mi circolano nella psiche da un pò di tempo ormai e che riguardano l’imperativo di un paio di verbi, in particolar modo le prime persone singolari (astenersi analfabeti, mocciosi e bimbiminkia di ultima generazione).
Il primo della serie è il verbo ‘dire’. Mettiamo il caso (rarissimo) in cui, mentre si parla con qualcuno, si presenti la necessità di “costringere” l’interlocurtore a dirsi di “” da solo; abbastanza aggirabile come problema, ma ammettiamo questa eventualità per un secondo. Subentra ovviamente l’imperativo seconda persona singolare del verbo ‘dire‘, che avrà lo scopo di semplificare la seguente azione: TU devi dirti da solo di “Sì”.
Alchè ho subito pensato: DITTI DI SI!
Ditti?! Ma che schifo è? Non s’è mai sentito da nessuna parte! Se non ci fosse il complemento di termine ‘a te’ la coniugazione sarebbe facile poichè sarebbe ‘dì di si’. Ma è poco specifica e non descrive affatto la situazione illustrata poc’anzi. Ancora peggio è quando sott’intendiamo il complemento oggetto! Il verbo diventa infatti DITTELO! Ma che porcheria sarebbe!?

Osceno.

Altro giro, altra corsa: il verbo VOLERE.
Che cazzo di lingua si può usare per costringere se stessi a volere una cosa? L’italiano no di sicuro. Almeno di sicuro non con la prima persona singolare. Facciamo quindi un un esempio pratico utilizzando la seconda persona singolare imperativa di ‘volere’:

John: Oggi sono stanco e non voglio andare a correre.
Paul: Allora vòglilo! No…vuòilo! Nemmeno…che cazz.!?

Schermata blu.

Anche dandosi del ‘tu’, è qualcosa di impossibile!
Ora, capisco che solitamente per via del libero arbitrio non dovrebbe essere possibile dire alla gente cosa volere e cosa dirsi ma si tratta di sensi figurati, che diamine! O evenienze del genere non sono mai state neppure pensate?
Se mi sovvengono altri verbi proibiti ve li farò sapere, nel frattempo propongo una soluzione rapida ma al contempo efficace ed originale! Qualora dovessero verificarsi questi rari episodi di bug comunicativi, propongo la coniazione della parola ‘CRABUNCHI‘ da utilizzare ogniqualvolta si presenti un bug verbale come quelli descritti sopra.
Esatto, un po’ come la parola ‘puffare’ per i puffi.

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