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sparo solo stronzate

Il sapiente di Vallespluga

Questa che vi racconto oggi è la storia del Sapiente di Vallespluga

Questo curioso personaggio era un uomo dalla folta barba rossa, alto appena 80cm, e portava un paio di stivali fatti di plastica di color rosso lacca, una maglia di lana verde fluorescente a righe gialle e un paio di pantaloni grigio topo fatti di muschio a forma di parallelepipedo irregolare con un paio di bonghi cuciti ai lati. In testa indossava, nei giorni dispari del mese un cappello di paglia rigida alto 2 metri e mezzo, nel quale era solito dipingere affreschi da tenere come diario. Mentre nei giorni pari del mese non indossava copricapi perchè diceva che i numeri pari portano sfortuna e per questo è bene non farli incavolare mostrando loro rispetto. Quando non indossava copricapi metteva in mostra la lucentezza della sua testa calva, nel quale per un un incidente accadutogli da bambino era conficcata una spilla da balia. In ultimo il Sapiente di Vallespluga aveva la bocca tutta sdentata, con al posto dei canini un paio di tappi di penne Bic.

Il Sapiente di Vallespluga era solito vagare per i boschi tentando di raddrizzare i rami degli alberi.
Era talmente bravo nel tentare che in tutta la sua vita non gli riuscì di raddrizzare neppure un ramo e fiero di se stesso si convinse di essere il miglior tenta-raddrizza-rami di tutto il mondo.

La sua fierezza fu però la causa della sua maggior disgrazia: col tempo infatti, piano piano, cominciò ad imparare a raddrizzare davvero i rami, e si accorse, dopo qualche anno, che aveva già reso i rami di un quarto di foresta, perfettamente dritti, così dritti, che tutti gli uccelli che tentavano di nidificarvi dentro venivano irrimediabilmente trafitti da questi spuntoni, e se per caso riuscivano ad entrarvi, non riuscivano a nidificarvi e morivano tentando di uscirne.

Un bel dilemma direte voi…sì ma solo per gli uccelli del bosco appuntito. Il Sapiente di Vallespluga infatti si nutriva di funghi, che ri trovavano ben distanti dai rami che lui stesso contribuiva a rendere dritti ed appuntiti come spine di rosa…

Quando tutti gli uccelli rimasti vivi decisero di migrare verso altri e ben più sicuri luoghi, la foresta divenne un posto silenziosissimo, di notte era spettrale come pochi altri posti al mondo, non si sentiva più il fruscìo delle foglie mosse dal vento, perchè non c’erano più. L’unica cosa che si sentiva era la puzza di putrefazione che gli uccelli morti sugli alberi rilasciavano nell’aria.

Il Sapiente di Vallespluga decise allora di andare a trovare il suo vecchio mentore e maestro di vita, il Saggio Patrono dell’Infinita Adozione di Grazia Trascendentale delle Terre desolate del Sud-Est Sacro.

Il Saggio Patrono dell’Infinita Adozione di Grazia Trascendentale delle Terre desolate del Sud-Est Sacro, che d’ora in poi chiameremo Harry, consigliò al suo vecchio allievo di attraversare la temutissima Porta dell’eterno dolore carnale. Si trattava di una porta irta di spine, così spinose che le spine stesse avevano le spine, che a loro volta possedevano altre spine, questo per altre 5 volte…c’erano spine così piccole che venivano recise anche solo con il fiato, e quindi non si poteva respirare durante l’attraversamento della porta, perchè altrimenti si potrebbero respirare queste micro spine, morendo all’istante per lacerazioni interne aggravate. L’attraversamente della “porta” richiede 3 ore e 52 minuti, correndo come dei forsennati, infatti assomiglia più ad una galleria, Harry spiega che questo nome è stato scelto per incoraggiare i nemici ad attraversare la galleria, sperando di trovare dall’altra parte ricchezza e gloria, mentre invece andavano incontro alla morte.

Il sapiente di Vallespluga, perplesso, chiese ad Harry perchè mai dovesse andare incontro alla morte in quel modo senza sapere neppure cosa avrebbe trovato dall’altra parte.

La risposta di Harry fu: “Ricorda giovanotto, perchè potrà tornarti utile…” poi fece un colpo di tosse e morì sul colpo.

Il Sapiente di Vallespluga rimase impietrito dall’evento e decise di tentare a varcare l’infinito oblio della porta. Tirò quindi fiato, vedendo per quanto tempo riusciva a trattenerlo… 1, 2, 3, 4, 35 secondi! Era un pò troppo poco rispetto alle 3 ore e 52 minuti richiesti per l’attraversamento, specie se avrebbe dovuto farli di corsa. Ma decise lo stesso che tutto sommato ce l’avrebbe, mettendo peraltro in mostra il motivo per cui il suo maestro lo chiamava “Il sapiente” (Harry veniva chiamato anche “Il sarcastico”, dal Circolo degli Esseri Supremi).

Prese un bel respiro, prese la rincorsa da 30 metri e si scaraventò verso la porta, la quale però era ancora chiusa, quindi non andò molto lontano, perdendo i quattro tappi di penne Bic che aveva in bocca.

Si rialzò arrabbiato come una faina, spalancò la Porta dell’Eterno Dolore Carnale e riprese la rincorsa dei 30 metri in apnea.
Scatenò di nuovo la corsa, ma arrivato a 3 metri dalla porta già non ce la faceva più e preso dagli spasmi poggiò il piede per terra in malo modo e prese una storta da record.
Ad un metro dalla porta stava ancora rotolando, e purtroppo non smise lì…la sua ruzzolata durò per altri dieci metri, aldilà dell’inizio della porta, fin quando di lui non era rimasto nient’altro che poltiglia…

La foresta silenziosa dai rami appuntiti venne dimenticata da tutti, animali, uomini, ed esseri supremi, relegata ad essere un flebile ricordo di ciò che fu, per colpa del Sapiente di Vallespluga.

Forse questa è l’unica storia del mondo a non avere una morale, ma serve per farvi comprendere una cosa, al posto del Sapiente di Vallespluga, davanti alla Porta dell’Eterno Dolore Carnale, voi cosa avreste fatto?